Ave    stella  dell' Etna

Sono quasi quattordici secoli che la Madonna della Vena, dallo sguardo dolce, sorridente e materno, ci ripete l’invito: -Voi, tribolati, infelici, poveri dimenticati dal mondo, perseguitati, ammalati, venite, dissetatevi ancora, come ieri, a quell’acqua miracolosa e troverete in essa aiuto, forza, conforto in tutte le vostre tribolazioni.

Anche se oggi l’uomo s’è raffreddato nell’antico fervore della sua fede, l’anima devota, che volge indietro lo sguardo, vede a suo conforto folle di pellegrini muoversi verso Vena e cantare alla Madonna il cantico della riconoscenza, e del pentimento. Andare come i nostri padri a Vena e bere di quell’acqua significa godimento di pace e di serenità.

A Vena, oltre all’elemento soprannaturale, c’è quello naturale; all’incanto della natura si unisce quello del cielo; sulla cima di quel colle aleggia la pace, riposa l’amore, la fantasia sogna e vede luci di paradiso.

Sito migliore dove far sorgere un santuario mariano, più attraente di quello di Vena, il cielo non poteva davvero regalarci.

L’anima amante del silenzio e della natura, sempre in festa, lassù si sente assai vicina a Dio e giudica la contrada vestibolo del Paradiso.

Se il sommo poeta siciliano Giovanni Meli avesse potuto conoscere i panorami incantevoli che ci offre il colle di Vena, così nuovamente avrebbe cantato:

Sti muntagmi, sti vallati

stu silenziu, sta virdura

l’ha criatu la natura

ppi li cori nnamurati.

 

  Queste montagne, queste vallate

Questa silenzio, questo verde

Li ha creati la natura

Per i cuori innamorati.

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Sac. Carmelo La Rosa